Su la testa!

28 Nov

Noi
cittadini del Mezzogiorno d’Europa
a centocinquant’anni dall’unità d’Italia diciamo:
Su la testa!

Chi spreca un centesimo di soldi pubblici
commette un crimine contro la sua comunità.
Chi tollera l’illegalità se ne fa complice.

Ai test etnici, alle gabbie salariali, al federalismo punitivo
e a tutto quanto con livore e miopia
sottrae diritti e risorse a chi vive nel Sud
si risponde con due azioni:
isolare chi alimenta il risentimento
verso il Mezzogiorno;
sostenere chi fa fino in fondo il proprio dovere
in un contesto difficile.

Non si risponde al razzismo con altro razzismo
alle barriere con nuovi separatismi.
Senza una politica per il Sud l’Italia cessa di esistere.

Il federalismo può essere un patto tra uguali
o un’arma per realizzare una secessione mascherata.
Un sano federalismo prevede premi e sanzioni;
ma la punizione deve colpire chi sbaglia
senza danneggiare chi frequenta una scuola
chi mette piede in un ospedale
chi lavora, fa impresa, versa le tasse.

Le sorti del Mezzogiorno sono nelle nostre mani:
sta a noi darci strumenti d’azione autorevoli e autonomi.
Sta a noi realizzare un futuro che veda protagonisti
i nostri giovani, i migliori talenti,
la comunità degli uomini e delle donne meridionali
Sta a noi costruire la nuova missione euromediterranea
necessaria all’Europa e all’intero Paese.

Su! Il tempo del lamento è finito.

i promotori:
Carlo Borgomeo (Presidente Fondazione per il Sud)
Adriano Giannola  (Presidente Svimez)
Andrea Geremicca ( Presidente Fondazione Mezzogiorno Europa)
Gianni Pittella  (Vicepresidente vicario del Parlamento europeo)
Marco Esposito (Giornalista)
Alfonso Ruffo  (Direttore  “Il Denaro”)

 

fai tua questa battaglia, commenta l’appello con la tua firma!

L’APPELLO SU LA TESTA! TRA I FIRMATARI IL VESCOVO BERTOLONE, MICHELE EMILIANO E PAPPATERRA

27 Nov

Crescono le adesioni all’appello “Mezzogiorno, Su la testa!”. A Mormanno, in provincia di Cosenza, c’è stata una lettura pubblica dell’appello la sera di sabato 27 novembre, in occasione della presentazione del libro Domani a Mezzogiorno, curato dal vicepresidente del Parlamento europeo Gianni Pittella. Nel cineteatro comunale erano presenti oltre 200 persone, provenienti anche da comuni vicini. Tra i firmatari si segnalano il vescovo della Diocesi di Cassano allo Jonio Vincenzo Bertolone, il presidente del Parco nazionale del Pollino Mimmo Pappaterra, organizzatore dell’incontro, i parlamentari Roberto Occhiuto (deputato Udc) e Antonio Gentile (senatore Pdl). All’incontro hanno preso parte, oltre allo stesso Pittella, il giornalista Marco Esposito, coautore di Domani a Mezzogiorno ed estensore dell’appello. L’appello Mezzogiorno, Su la testa! ha superato le duemila adesioni. Ultima illustre adesione quella del sindaco di Bari Michele Emiliano.

Nichi Vendola sostiene l’appello.

27 Nov

Bari, 26 novembre 2010

Carissimi,

accetto volentieri l’invito a firmare il Vostro appello “Su la testa” per recuperare insieme la nozione del Sud, della sua storia, della sua complessità, del suo respiro italiano, della sua culla mediterranea, della sua antica dimensione europea, della sua permanente vocazione cosmopolita.

Il Sud è stato troppo a lungo silente, ostaggio della demagogia nordista, raccontato come fenomenologia del parassitismo e delle mafie, percepito come un vuoto a perdere o come una palla al piede. Noi fortunatamente non abbiamo reagito replicando contro il Nord lo stesso copione, non siamo diventati “sudisti”, anche perché quel Settentrione lo amiamo, lo abbiamo costruito un po’ anche noi con la fatica dei nostri emigranti, ne subiamo il fascino, lo viviamo come l’altra parte di noi stessi. Vorremmo avere anche noi il diritto di essere criticati quando sbagliamo, ma incoraggiati quando abbiamo talento, quando inventiamo frammenti di mondo nuovo, quando costruiamo pagine di bellezza e di legalità.

Il Sud che vuole custodire la propria bellezza e la propria storia, che vuole estrarre ricchezza dal proprio patrimonio di luoghi memorie e risorse, che non vuole soffocare nella melma delle mafie, chiede un destino sociale e produttivo capace di affrontare i dilemmi del tempo nostro, il diritto alla felicità delle giovani generazioni, la ricchezza delle esperienze e dei saperi delle donne, una qualità sociale capace di incrociare la qualità ambientale.
Il Sud chiede modernità e libertà. Una classe dirigente all’altezza di un tempo così burrascoso ha il dovere di dedicarsi all’ascolto attento e sincero di questa domanda. Il Sud ha smesso di tacere.

Nichi Vendola

Presentato al Presidente Fini l’appello “Mezzogiorno su la testa!”

26 Nov

Il Presidente della Camera dei deputati, Gianfranco Fini, ha ricevuto questa mattina a Montecitorio una delegazione dei promotori di ‘Mezzogiorno su la testa!’, l’appello che intellettuali, imprenditori, manager, giornalisti, donne e giovani del Sud stanno lanciando per promuovere in Italia una nuova idea del Mezzogiorno. Il Presidente Fini ha annunciato la volontà di presentare il progetto a Montecitorio nel prossimo mese di gennaio. La delegazione, guidata da Gianni Pittella, Vicepresidente vicario del Parlamento europeo, era composta da Andrea Geremicca, Presidente della Fondazione Mezzogiorno Europa, e dai giornalisti Marco Esposito e Luciano Cerasa. Fini e Pittella hanno concordato sulle finalita’ dell’appello che vuole riportare il Mezzogiorno in cima all’agenda del paese, ma non per ribadire la sterile e anacronostica rivendicazione di un territorio separato che chiede per se’ assistenza e aiuti, ma un nuovo approccio che  vede le regioni meridionali come aree determinanti per lo sviluppo sociale e economico dell’intero paese in cuin investire e che rafforza le ragioni e la necessita’ dei vincoli unitari. Il Mezzogiorno non piu’ quindi come ”questione meridionale” palla al piede dello Stato unitario, ma questione nazionale, trampolino di rilancio per il futuro dell’Italia. Si tratta, ha sottolineato Pittella, di concentrare gli sforzi e le risorse in progetti strategici incentrati sulla realizzazione delle grandi reti infrastrutturali fisiche e virtuali, sulla logistica, sul capitale umano di quel grande serbatoio di energie, di creativita’ e di istruzione costituito dai giovani del Sud.

Pittella: Questo lo spirito del manifesto

6 Nov

La “questione meridionale’’ non può che essere, come giustamente ricorda spesso il Capo dello Stato, una grande questione nazionale che investe la competitività dell’intero sistema Paese. Il sud e’ l’unico spazio dove l’Italia puo’ crescere velocemente a ritmi superiori alla media europea e da dove potrebbe attingere le risorse per abbattere il suo gigantesco debito pubblico. Dove, del resto, le nostre piccole e medie imprese del centro-nord, schiacciate dalla crisi e dalla globalizzazione tra i bassi prezzi dei mercati emergenti e il dominio tecnologico e bancario della Germania sull’Est europeo, puo’ guardare per avere un futuro se non al Mezzogiorno e all’area mediterranea?  Un cambio di prospettiva rivolto al nord che richiede anche al vecchio, stantio meridionalismo di lanciare un messaggio nuovo con un profilo pragmatico e autenticamente riformista, non incline allo sterile rivendicazionismo.

E’ questo lo spirito che anima  l’appello che insieme a un folto gruppo di intellettuali, imprenditori, manager, donne e giovani del sud stiamo lanciando in questi giorni per promuovere in tutta Italia una nuova idea del Mezzogiorno. Il documento ha gia’ raccolto centinaia di adesioni su Internet in pochi giorni, sostenuto da alcune tra le principali personalità impegnate da anni sul tema e collegato ad un decalogo di azioni e proposte che vorremmo far vivere nel dibattito pubblico. ‘’Su la testa!’’ e’ l’esortazione che stiamo lanciando non solo ai meridionali ma a tutto il paese perche’ dobbiamo riappropriarci del destino della societa’ e dell’economia in un’ottica di riscatto nazionale e non di gretti e infondati territorialismi. Quello che proponiamo e’ un nuovo patto tra gli italiani a 150 anni dall’Unita’, per rilanciare le sorti di uno degli Stati piu’ ricchi di risorse e di storia del pianeta, ma che si e’ avviato sul piano di un doloroso declino economico e sociale.

Dobbiamo tornare a parlare di infrastrutture, portualità, politiche per l’attrazione di capitali, politica industriale, riqualificazione del capitale sociale.  Dobbiamo dire basta ad usi impropri dei fondi Fas, ma anche stimolare le regioni Obiettivo Convergenza a progettare e spendere presto e bene le risorse comunitarie. Dobbiamo accettare la sfida del federalismo fiscale, e insistere perché esso – esaltando il principio di sussidiarietà – sia volto ad avvicinare i servizi ai cittadini, non a penalizzare questi ultimi in base alla propria residenza.  I mali del Mezzogiorno sono gli stessi che appesantiscano il resto del paese, seppure con una gradazione negativa  maggiore. Il sud soffre, anzitutto, di uno strutturale deficit organizzativo. Le opere pubbliche non sono quasi mai strategiche e sovra regionali, cosi’ come le politiche di infrastrutturazione materiale e immateriale. Manca una strategia complessiva sul trasferimento tecnologico e sulla costruzione di solide filiere università-ricerca-credito-imprese, non vi sono politiche integrate “di sistema” pubblico – privato per l’energia, mancano azioni di accompagnamento per gli spin-off universitari o per i progetti brevettabili, è assente il venture capital  così come un’azione seria per l’attrazione di capitali esteri. Mancano  banche d’affari, leggibili mappe delle facilities e delle agevolazioni. Manca assistenza d’eccellenza all’internazionalizzazione delle aziende. Offerta e domanda di lavoro non si incontrano in maniera strutturata e qualificata quasi mai, almeno in assenza di intermediazione politica impropria, e trovare un bravo e giovane europrogettista e’ opera ardua.  Infine, qualcuno ha mai misurato quanta ricchezza e occupazione ruotano attorno ai grandi attrattori culturali, naturali o museali, di altri paesi europei in confronto a quelle prodotte dai siti presenti sul nostro territorio?

Porre la “Questione meridionale” come un tema di prevalente insufficienza di risorse pubbliche destinate al Mezzogiorno è fuorviante. Ma, a prescindere dal fatto che “ i soldi non bastano mai”, si vuole aprire una discussione severa e argomentata sulla riqualificazione della spesa e dei servizi pubblici nel Mezzogiorno, sul confronto tra i costi della Pa e la sua effettiva efficienza e produttività da misurarsi sulla scorta di indicatori terzi ed internazionali delle performance.

Noi dobbiamo chiedere al paese e al Mezzogiorno di fare meglio. E di tener comunque sempre presente che un sistema e’ competitivo se le risorse pubbliche aiutano e temperano gli effetti del mercato, senza sostituirsi ad esso. La buona organizzazione, l’efficienza, la trasparenza e la valorizzazione del capitale umano, le chiavi di volta per il decollo del Mezzogiorno, non hanno prezzo.

Il Sud costituisce un elemento di crescita non solo per l’Italia, ma per l’Europa. Colmare il divario che divide ancora il Mezzogiorno d’Italia dagli standard e dal sentiero di crescita dell’Unione e’ un obiettivo fondamentale e ancor piu’ scarsamente perseguito per il rilancio del processo d’integrazione europea. La collocazione strategica di un’area pienamente integrata nell’Ue al centro del Mediterraneo e’ un’opportunita’  totalmente irrealizzata e non perseguita per la realizzazione di un ponte solido con i paesi della sponda sud e con i traffici provenienti dall’estremo e medio oriente verso i mercati europei.

Mezzogiorno su la testa: fioccano le adesioni

2 Nov

Sempre più numerose le adesioni all’appello “MezzogiornoSu la testa!”, a cui aderisce anche il Denaro. Sono infatti oltre sessanta le firme raccolte durante la due giorni del Convegno dei Giovani Imprenditori di Confindustria, conclusosi sabato 30 ottobre: consensi e sottoscrizioni che arrivano da industriali, professionisti, rappresentanti del mondo universitario, del credito e della politica presenti all’Hotel Quisisana di Capri.

Tutti concordi sull’obiettivo: il riscatto del Sud, partendo da una assunzione di responsabilità da parte degli stessi cittadini meridionali e da una autocritica delle prassi che hanno portato alla situazione attuale. E, poi, largo alle idee, come la proposta per il Mezzogiorno di una “missione euromediterranea necessaria all’Europa e all’intero Paese”.
Firma e aderisce “con piacere” Antimo Caputo, vicepresidente dell’Unione Industriali di Napoli e membro del comitato nazionale di Confindustria con delega per l’internazionalizzazione: “Lo faccio soprattutto a nome dei tanti cittadini del Sud che lavorano con onestà e in silenzio, nonostante le difficoltà dei nostri contesti. ” un bene che qualcuno alzi la voce anche per loro”. L’iniziativa è positiva anche secondo Raffaele Carlino, presidente di Kuvera, la società che gestisce i marchi Yamamay e Carpisa: “Qui al Sud e specialmente in Campania abbiamo una risorsa straordinaria, i giovani, che hanno una marcia in più rispetto a quelli del resto di Italia e d’Europa, anche perché sono abituati a lottare ed emergere in realtà difficili – dice Carlino – Bisogna dunque coinvolgerli ancora di più, perché da loro può arrivare uno slancio importante anche per realizzare gli obiettivi del manifesto”. L’azionista di Biocon, Ciro De Luca, rimarca invece in modo particolare l’aspetto della sicurezza e della legalità, su cui punta il manifesto: “Gli imprenditori devono poter lavorare in contesti sereni e tranquilli. Chi fa impresa al Sud soffre lamentandosi meno, dimostra grande flessibilità ogni giorno, ma è ora di rialzare davvero la testa”. Una nuova proposta, da inserire tra quelle già previste, arriva da Giovanni Giuliano, presidente di BanCampania: “Aggiungerei una idea per lo sviluppo del Sud: ampliare la banda larga, perché non è più accettabile che ci siano ancora aree non coperte, che sono in pratica tagliate fuori dal mondo moderno”. “Per avere benefici, in ogni settore, occorre fare rete. ” su questo che dobbiamo lavorare e l’idea dell’appello è utile, perché va in questa direzione”. ” il parere di Mariano Giustino, presidente del Gruppo Piccola Industria dell’Unione Industriali di Napoli.

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